Rimuginio e Ruminazione

Sin dal principio dell’attività di ricerca di Studi Cognitivi il rimuginio è stato uno dei principali oggetti di interesse, anticipando l’interesse a spostare l’attenzione clinica da cosa una persona pensa a come una persona pensa. I più recenti modelli cognitivi esplorano la relazione tra stili di pensiero e la perseveranza di stati emotivi negativi come ansia e depressione. Rimuginio e ruminazione mentale rappresentano due stili di pensiero che la letteratura scientifica internazionale considera il cuore dei disturbi ansiosi e depressivi e anche di altre forme di sofferenza psicologica. 

Il rimuginio è una strategia di regolazione delle preoccupazioni che implica la costruzione mentale ripetuta di ipotetici scenari futuri negativi in condizioni di incertezza. Si tratta di un’attività anticipatoria che chiude l’attenzione su potenziali problemi futuri ben prima che si possano realizzare e ben oltre il rischio di eventualità probabili. La ruminazione è uno sforzo cognitivo di analisi delle possibili cause e conseguenze di un problema o di un disagio. Sebbene condivida con il rimuginio alcune caratteristiche come la ripetitività, la valenza negativa e l’astrattezza, la ruminazione differisce dal rimuginio in quanto è focalizzata su eventi passati o su stati emotivi presenti. La ruminazione non è quindi un’attività mentale predittiva, ma piuttosto analitica, tesa a identificare le ragioni e le cause e implicazioni di un evento negativo cercandole principalmente nel proprio comportamento, personalità, natura o storia. 

I Centri di Ricerca di Studi Cognitivi hanno esplorato negli anni le forme di rimuginio e ruminazione, le motivazioni che le sostengono, i loro effetti e le principali tecniche che possono essere applicate con efficacia per la loro riduzione. Quest’area di ricerca ha portato alla pubblicazione del primo manuale italiano sul trattamento del pensiero negativo ripetitivo (Caselli, Ruggiero & Sassaroli, 2017).